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| Città e territorio |
 | | La Cattedrale | | LE ORIGINI
Molti storici hanno cercato di collegare le origini della città di Colle di Val d’Elsa agli Etruschi, anche se i resti sicuri della loro presenza si sono ritrovati solo nel territorio circostante (in località Mensanello, Le Ville, Dometaia, etc.). L’attuale insediamento urbano si formò, probabilmente, a partire dal VI secolo dopo Cristo, in seguito all’invasione longobarda del 568; la sua tradizionale tripartizione in Castello, Borgo e Piano appare valida ancora oggi in quanto la sua stessa struttura urbana si fonda su tre nuclei abitati distinti. I documenti scritti con i quali ricostruire la storia antica di Colle, purtroppo, sono rari perché due incendi distrussero nel XIII secolo l’archivio comunale e nel 1472 l’archivio della sacrestia della Collegiata, dove erano custodite preziose memorie.
| |  | | L'Elsa | |
In ogni caso è certo che il Terzo di Castello ha origine antichissima e si chiamava Piticciano. Questo fu il nome delle case e delle fortificazioni che anche oggi si stendono dal Ponte del Campana (già Porta a Ripa) al Baluardo e se ne trova memoria in un documento dell’8 ottobre 1007. In quegli anni, per designare le case fortificate di Piticciano veniva usato anche il nome di Castelvecchio, che ne lascia immaginare un’origine di gran lunga anteriore all’anno 1007. Con la decadenza del Feudalesimo, a mano a mano che i lavoratori si affrancavano dagli obblighi feudali, il castello si arricchiva di borghi sia in pianura che nella collina che lo fiancheggia, circondandosi di nuove mura e porte. Intorno al 1190, i Colligiani divisero la Terra, ora popolosa, in terzieri (detti Castello, S. Caterina e S. Jacopo) e costituirono il libero Comune con atto notarile del 29 marzo 1201. Al nome di Piticciano, già riguardante il solo antico Castello, venne sostituito quello di Castrum Collis o anche Terra di Colle. Non si può sorvolare l’elevazione a sede vescovile, richiesta sin dal finire del XV secolo e accordata dal Pontefice Clemente VIII con bolla del 1592. | |  | | Museo Archeologico | | CULTURA ED ECONOMIA
A ruota, seguì l’innalzamento a città e, poi, a “città nobile”, l’ultima assieme a Pistoia delle quattordici del Granducato di Toscana. Il primo Vescovo fu il colligiano Usimbardo Usimbardi, la cui famiglia donò alla città gran parte del proprio cospicuo patrimonio, erigendo la Cattedrale ed il Palazzo Vescovile, il Monastero di S. Pietro e l’Ospedale di S. Lorenzo, partecipando a quel clima di rinnovamento edilizio che seguì alla data del 1592. Fin dalle origini, Colle ha avuto una vivace vita economica, dovuta alla costruzione di canali artificiali, le Gore, portatrici di energia idraulica per le numerose manifatture e industrie ed ampiamente utilizzate fino a tutta la prima metà del ‘900. Oggi la produzione principale è quella del cristallo, che copre circa il 90% del mercato nazionale ed oltre il 10% di quello mondiale. Lo sviluppo economico e sociale, unito al particolare livello culturale – la stampa è presente già dal 1478 – sono alla base di una qualità della vita elevata. In questo ambiente, ricco di occasioni e di stimoli, sono fioriti Arnolfo di Cambio, il più grande architetto del ‘200; Cennino Cennini, tra i maggiori pittori del ‘300 ed autore de “Il libro dell’arte”, tradotto in oltre cinquanta lingue e fondamento di tutti gli studi di pittura medievale e tra gli altri, in epoca a noi più vicina, Mino Maccari, pittore e artefice del celebre periodico “Il Selvaggio” e il noto romanziere Romano Bilenchi. Di tutta questa complessa eredità resta traccia nei muri della case come nelle chiese, negli stili architettonici che si alternano, negli stemmi e nelle lapidi, non meno negli stessi colligiani. I quattro Musei cittadini riguardano anche l’attività industriale, importante nei secoli passati quanto nel presente. Il Museo del Cristallo testimonia la principale produzione moderna ed il costituendo Museo della Carta quella che è stata la principale attività tra ‘300 e ‘700. Il Museo Civico e Diocesano, allestito nel Palazzo dei Priori, contiene preziose opere d’arte provenienti da tutto il territorio diocesano mentre il Museo Archeologico, all’interno del Palazzo del Podestà, ne mostra le più remote radici storiche. |
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